Join us on a literary world trip!
Add this book to bookshelf
Grey
Write a new comment Default profile 50px
Grey
Subscribe to read the full book or read the first pages for free!
All characters reduced
La mia vita - Un'autobiografia in frammenti - cover

La mia vita - Un'autobiografia in frammenti

Zygmunt Bauman

Publisher: Il Margine

  • 0
  • 0
  • 0

Summary

La mia vita è un ritratto unico e toccante di Zygmunt Bauman, tra i più influenti pensatori del Novecento. Filosofo e sociologo di fama mondiale, inventore del concetto di modernità liquida, Bauman ha rivoluzionato il modo di leggere la società contemporanea. Ma la sua opera, densa di visione critica e umanità, è anche il riflesso di una vita straordinaria, segnata dalla Storia: l'infanzia in Polonia, l'esperienza della guerra, l'esilio forzato, il radicamento in Israele e poi in Inghilterra, sempre in dialogo con un mondo in trasformazione.

Questo libro non è un'autobiografia classica, ma una ricostruzione a mosaico fatta di scritti personali, lettere, appunti e riflessioni che restituiscono una narrazione autentica e frammentata della sua esistenza. Il risultato è un racconto avvincente che intreccia esperienze personali e grandi temi della contemporaneità: identità, nazionalismo, antisemitismo, totalitarismo, fino alla dissoluzione dei legami nella società liquida.

Con una presentazione di Carlo Bordoni, il volume offre un accesso inedito all'uomo dietro il pensatore, capace di riflettere sul mondo senza mai imporsi come teorico assoluto. La frammentarietà, cifra del suo stile e della sua vita, diventa qui lo strumento per comprendere la complessità del reale.
Available since: 12/23/2025.
Print length: 365 pages.

Other books that might interest you

  • La Fabbrica dei classici - La Traduzione delle Letterature straniere e l'Editoria milanese (1950-2021) - cover

    La Fabbrica dei classici - La...

    Nicoletta Vallorani, Alessandra...

    • 0
    • 0
    • 0
    L'editoria milanese ha avuto un ruolo centrale nella traduzione delle letterature straniere, soprattutto dall'immediato dopoguerra a oggi, nel periodo in cui la letteratura tradotta è stata uno strumento essenziale alle istanze di rinnovamento del canone letterario nazionale. La fioritura di collane, il moltiplicarsi dei generi letterari tradotti, l'ambizione sempre più visibile di rispettare il testo originale, anche in lingue extraeuropee, hanno dato vita a un panorama ricco e articolato, documentato negli archivi del Centro APICE, da cui prendono le mosse la maggior parte dei contributi raccolti in questo volume. Essi riportano il dibattito sviluppato nel corso del Convegno di Studi La Fabbrica dei classici. La Traduzione delle Letterature straniere e l'Editoria milanese (1950-2021), che il Centro APICE ha organizzato nel novembre del 2021, presso l'Università degli Studi di Milano. Il titolo stesso evoca un luogo di costruzione e un dinamismo nell'organizzare e produrre che ben rappresentano l'alacrità del mondo editoriale milanese. Un'intraprendenza aperta alle suggestioni delle letterature straniere che caratterizza il capoluogo lombardo ben prima del 1950: la data non evidenzia il momento di una rottura, bensì la piena consapevolezza di una ripartenza che accelera – in modo impressionante e in più direzioni – un processo di modernizzazione e internazionalizzazione già in atto da tempo e destinato ancora a grandi trasformazioni. Questo volume ne rende testimonianza a partire innanzitutto dal lavoro dei traduttori che, di questa 'fabbrica dei classici', sono il vero motore.
    Show book
  • Iperpolitica - Politicizzazione senza politica - cover

    Iperpolitica - Politicizzazione...

    Anton Jäger

    • 0
    • 0
    • 0
    Dopo interi decenni di crollo delle ideologie, crisi dei partiti e «morte della politica», ecco che finalmente la politica è tornata. O almeno così sembra: in effetti, mai come oggi la società sembra spaccarsi in due su tutte le questioni di attualità, dai vaccini alla guerra in Ucraina, dall'Unione Europea a Gaza. Eppure, nonostante i dibattiti infuocati e il continuo clima di scontro tra opinioni contrapposte, nulla sembra cambiare. Le organizzazioni politiche sono sempre più deboli, i sindacati inesistenti, i partiti evaporati, ea votare non va ormai (quasi) più nessuno.
    Dalla post-politica siamo insomma passati all'iperpolitica: un fenomeno, grandemente alimentato dai continui litigi online, in cui a dominare sono moralismo dilagante, apparenza senza sostanza e incapacità di immaginare dimensioni di lotta collettiva. In questo polemico quanto brillante saggio, Anton Jäger ci fornisce la chiave per capire un presente in cui il dibattito su qualsiasi istanza riguardante la società, la cultura o l'economia si esaurisce perlopiù in controversie ideologiche buone per le piattaforme social, senza che a tanta animosità corrisponde alcun effetto sui processi decisionali che ci governano. Col risultato di ritrovarsi nel pieno di un paradosso
    in cui tutto si politicizza e niente si realizza.
    
    Traduzione di Mattia Salvia.
    
    —
    
    Ha appena compiuto trent'anni, si definisce marxista, e ha swag da vendere.
    THE STANDARD
    
    Quando la politica scompare, schiacciata dalla tecnica, resta l'iperpolitica ovvero la sua caricatura. Un rituale rumoroso e grottesco davanti al trono vuoto del sovrano. Anton Jäger fotografa con accuratezza il momento che stiamo vivendo.
    RAFFAELE ALBERTO VENTURA
    Show book
  • L'oppio del popolo - cover

    L'oppio del popolo

    Goffredo Fofi

    • 0
    • 0
    • 0
    Quanti sono gli italiani che vivono di «cultura»? Sono – anzi siamo – milioni, ben piazzati nelle scuole di ogni ordine e grado, nei giornali, nell'editoria, nello spettacolo, nella televisione, nelle radio, nei blog, nei musei, nei festival, negli assessorati alla cultura, nel turismo, nella pubblicità… Siamo la più grande «fabbrica» del paese, pur se privi di qualsivoglia identità collettiva. Un gran giro di soldi, un gran giro di chiacchiere. Ma al di là del peso economico, non sarà che il sistema di cui facciamo parte – di cui siamo complici – si serve di questo eccesso di cultura anche per distrarci dal concreto agire collettivo, intontendoci di parole, immagini, suoni? Non è certo di questa cultura spettacolarizzata e manipolata che abbiamo bisogno, ma di una cultura critica che sappia guardare al mondo con lucidità e, soprattutto, con l'aspirazione a farsi corpo, azione. Una cultura, o meglio una pluralità di culture, che sappia disintossicarsi dai ricatti e dalle lusinghe del Potere per capire e, di conseguenza, per fare.
    Show book
  • George Soros e la Open Society - Il miliardario speculatore finanziario regista della corruzione filantropica e dei colpi di stato - cover

    George Soros e la Open Society -...

    Roberto Pecchioli

    • 0
    • 0
    • 0
    Il fine dell’azione di Soros, dei sedicenti filantropi e del capitalismo globalista, è omologare le varie civiltà, e la nostra, in nome di una pretesa superiorità della “società aperta”, il rullo compressore che cancella ogni diversità, tradizione, comunità come retaggio della “società chiusa”. 
    La loro presunta generosità “umanitaria” ha creato un mondo in cui i miliardari esercitano più potere che mai. 
    Le grandi ONG e le fondazioni filantropiche sono diventate uno dei comitati d’affari della cupola tecno capitalistica, lo strato di vernice “benevolo” dedicato a catturare - comprandolo - il consenso di massa per neutralizzare il conflitto sociale e culturale imponendo il dominio tecno-scientifico, un lucroso investimento che capovolge la dimensione pubblica del potere, della partecipazione, della sovranità, della decisione politica a favore delle oligarchie private, i signori del denaro. 
    George Soros è un protagonista del nostro tempo e l’Open society, la Società Aperta, è un’utopia che diventa incubo. Soros ha speso decine di miliardi di dollari per realizzare il suo sogno messianico; chi lo apprezza lo chiama filan-tropo, chi lo odia è convinto che sia una specie di incarnazione del male. Di certo rappresenta il potere del denaro che vuol farsi dominio sulle coscienze attraverso una visione del mondo il cui simbolo è il nome della creatura che gli sopravvivrà: la Fondazione per la Società Aperta. 
    Protagonista in molteplici scenari di congiuntura e difficoltà economica e sociale, per George Soros ogni situazione di turbolenza equivale a una possibilità di intervento, diffusione e proselitismo della sua visione del mondo. Tutti sappiamo che la correlazione non è giustificazione, ma la straordinaria ricchezza, il retroterra culturale, i legami politici e la sua esperienza nel trarre profitto dalle crisi connaturate al sistema mondo capitalistico, fa sì che questo finanziere spregiudicato sia certamente un catalizzatore di molte delle turbolenze geopolitiche e delle contraddizioni insite al potere di cui è un protagonista indiscusso. 
    Questo libro ripercorre la storia dell’uomo, della sua creatura politica e delle sue avventure finanziarie.
    Show book
  • Centomila gavette di ghiaccio - cover

    Centomila gavette di ghiaccio

    Giulio Bedeschi

    • 0
    • 0
    • 0
    «In questa storia la guerra è vista, per così dire, dalla parte dei morti, che non hanno conti da rendere e posizioni da sostenere; perciò il libro, per quanto possibile, non rispecchia passioni o impegni contingenti: il suo significato prorompe direttamente dai fatti vissuti e narrati.» 
    Partendo dalla propria esperienza personale e raccontando la partecipazione della Divisione alpina «Julia» alla Seconda guerra mondiale – dalla campagna d’Albania alla ritirata di Russia – Giulio Bedeschi costruisce un’opera narrativa di straordinario valore, che esalta il senso della dignità dell’uomo nonostante la tragedia della guerra. 
    Protagonisti della vicenda non sono singoli individui ma l’azione corale dell’intera divisione, tanto che l’Autore stesso preferisce mimetizzarsi dietro il nome inventato di Italo Serri piuttosto che narrare in prima persona. 
    Pubblicato nel 1963, Centomila gavette di ghiaccio ebbe subito uno straordinario successo, ottenendo, l’anno successivo, il prestigioso Premio Bancarella. 
    Giulio Bedeschi (Arzignano 1915-Verona 1990) alpino, medico e scrittore, così amava definirsi. Ufficiale medico della «Julia» visse la tragedia dell’Armir che raccontò in Centomila gavette di ghiaccio, il suo libro più celebre. Nel 1966 pubblica Il peso dello zaino nel quale affronta le vicende dei reduci dopo l’8 settembre 1943. Tra il 1972 e il 1984 scrive due romanzi: La rivolta di Abele e La mia erba è sul Don. Per Mursia ha raccolto e curato la pubblicazione delle memorie dei soldati italiani sui fronti della Seconda guerra mondiale nella serie «C’ero anch’io» nella Collana «Testimonianze fra cronaca e storia». Tutte le opere di Bedeschi sono edite da Mursia.
    Show book
  • Di sentire in sentire - cover

    Di sentire in sentire

    Vitaliano Bilotta

    • 0
    • 0
    • 0
    Quattro elementi di un cenacolo si incontrano dopo essersi intensamente conosciuti durante la rivoluzione francese. Questi "sentire" che da incarnati sono chiamate "persone", completano adesso la "lezione evolutiva" iniziata in Francia nella vita precedente. Tutti viviamo la condizione umana per trascenderci, di vita in vita e oltre, fino all'identificazione in Dio
    Show book