Jizz jazz festival internazionale
Labita Vito
Publisher: Vito Labita
Summary
Un piccolo libro anche sul jazz, un genere musicale molto amato da me e da altri. Improvvisazione con le parole come note musicali ... .......... ...... .......
Publisher: Vito Labita
Un piccolo libro anche sul jazz, un genere musicale molto amato da me e da altri. Improvvisazione con le parole come note musicali ... .......... ...... .......
Cos'hanno in comune la "macchina dei terremoti" inventata da Nikola Tesla, le attività paranormali in un laboratorio dell'Università di Coventry e il canto di una balena solitaria? Frequenze, onde e vibrazioni sono fenomeni intangibili, sui quali c'è ancora molto da scoprire, ma che hanno un grande impatto sulle nostre vite. Richard Mainwaring – musicista, produttore e presentatore – li spiega mescolando scienza, storie eccezionali e citazioni musicali, e usando come strumento narrativo il suo Pianoforte Infinito, che include tutte le frequenze possibili, quelle che possiamo sentire e quelle impercettibili al nostro orecchio. Onda su onda non è solo un libro di musica, perché la musica non è che una delle tante forme di frequenza con cui abbiamo a che fare; e non è neanche un saggio di fisica, perché nelle sue pagine si parla di buchi neri e origine dell'universo, ma anche di elefanti e arcobaleni, di armi soniche e apparecchi medici, di ragni danzanti, del diapason di Händel e di suoni fantasma. È un libro che intreccia tutti questi elementi e altri ancora, guidandoci alla scoperta di un mondo nascosto e affascinante.Show book
Mentre cerca la materia oscura in un laboratorio di Cosmologia della NASA, Raffi si innamora di Britt. Forse si conoscono da sempre o forse no. È possibile che si siano già incontrate, che diverse versioni di loro stesse vivano in altri universi? Così ha inizio la loro danza cosmica: ora Raffi ha tredici anni e vive sola con il papà; ora è una sopravvissuta a un'invasione di alieni zoomorfi e si rifugia in un giardino della tassidermia; ora passa le notti a costruire castelli di sabbia che l'oceano butterà giù di giorno. E in ogni nuovo universo cercherà di salvare Britt.Show book
Salerno, pur essendo luogo di nascita di personaggi importanti per la storia del cinema, non solo italiano, ha finito per ignorare per lungo tempo le sue glorie cittadine. La ricerca si è proposta di ribaltare la prospettiva e di delineare uno sguardo d'insieme su Salerno e il cinema, un tema complesso che riguarda un lungo arco temporale e che investe ambiti differenti oltre la sola storia del cinema: la cultura in tutti i suoi aspetti, l'immaginario collettivo, l'antropologia, la sociologia, la comunicazione, o - meglio - il rapporto del cinema con i diversi e molteplici fenomeni sociali che si sono susseguiti dalle origini delle immagini in movimento ai nostri giorni. È importante esaminare come una "rappresentazione" di un luogo geografico, ma anche antropologico e culturale, frutto di secoli di rappresentazioni visive, legate agli strumenti e al gusto dei tempi, arrivi al secolo del cinema e assorba o modifichi il precipitato di una lunga tradizione dell'immagine e come questa si trasformi in ragione dell'evoluzione tecnica dello strumento cinematografico e della nascita di nuovi generi. La ricerca, oltre che dedicarsi a una singola fonte (il testo), si è proposta di dare per la prima volta uno sguardo d'insieme su un luogo geografico, come la città di Salerno, nel momento in cui il cinema si è inserito nel flusso della storia delle varie epoche (il contesto). Pasquale Iaccio ha insegnato Storia del cinema alla Federico II e Storia del Cinema e Documentario Italiano all'Università degli Studi di Salerno, è stato organizzatore per oltre venti anni della Rassegna universitaria Filmidea, dirige la collana Cinema e Storia della Casa editrice Liguori di Napoli. Per anni è stato consulente dell'Italian Film Festival presso l'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, ha approfondito i rapporti tra il cinema e la storia e il cinema e il Mezzogiorno. Rita Mariagrazia Cianci ha conseguito la laurea magistrale in Storia e Critica d'Arte presso l'Università degli Studi di Salerno nel 2018. Ha svolto attività di ricerca presso il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell'Università degli Studi di Salerno nell'ambito del "Progetto VASARI - Valorizzazione Smart del Patrimonio Artistico delle città Italiane" (2020) e del "Progetto Creative Lab: Innovazione e imprenditorialità per nuovi modelli di gestione e valorizzazione del patrimonio culturale" (2023).Show book
Cento anni fa nasceva Charles Mingus: contrabbassista geniale, tra i maggiori interpreti del jazz del Novecento, ma anche artista profondamente consapevole del proprio ruolo sociale e sempre pronto a esporsi in prima persona per le idee in cui credeva. Al pari della sua musica, il suo personaggio pubblico eccentrico e anticonvenzionale continua ad affascinarci oggi come affascinava la generazione Beat, che fece di lui uno dei simboli della controcultura. Peggio di un bastardo è la sua unica opera letteraria e il suo testamento artistico. Scritto in terza persona, con una voce narrante che si presenta come il «doppio» di Mingus, è allo stesso tempo un'autobiografia e un romanzo; una dichiarazione d'amore per la musica e un grido di dolore contro il razzismo e le ingiustizie dell'America; una fantasia erotica e un'immersione lirica e commovente nel dolore della vita. La potenza della scrittura e l'originalità della forma narrativa lo rendono un libro irripetibile nella storia del jazz, e uno dei più amati di sempre tra quelli scritti da un musicista. Oggi Peggio di un bastardo viene riproposto con l'aggiunta di due testi storici: una lettera aperta a Miles Davis e il saggio-manifesto «Cos'è un compositore di musica jazz?», personalissimo omaggio di Mingus alla tradizione e ai grandi del passato, ma anche rivendicazione della vitalità, del presente e del futuro del jazz.Show book
Se c'è un materiale in grado di rappresentare la perfetta concretizzazione della logica capitalista, questo è il cemento. Realizzato con tecniche industriali e in quantità smisurate – con disastrose conseguenze non solo ecologiche ma anche sanitarie – ha ormai conquistato l'intero pianeta «uccidendo» l'architettura vernacolare, contribuendo all'oblio delle tecniche tradizionali e dunque al declino dell'artigianato, e annullando ogni differenza. Ma al di là della monotonia intrinseca di questo materiale, già denunciata dai situazionisti, a preoccupare è la sua adesione a quell'obsolescenza programmata che ha definitivamente trasformato le costruzioni in merce. Con conseguenze spesso tragiche come attesta il crollo del ponte Morandi a Genova. È dunque cruciale ricostruire la storia di questo materiale, analizzando tanto la narrativa proposta dai suoi numerosi sostenitori – di ogni tendenza ideologica – quanto le riserve dei suoi rari detrattori. E così Jappe ne ripercorre la storia, dall'epoca romana ai giorni nostri, evidenziando attraverso innumerevoli esempi i catastrofici danni che il suo massiccio utilizzo ha prodotto e continua a produrre.Show book
Opera tra due mondi ricostruisce la parabola artistica di Italo Montemezzi, astro della lirica italiana del primo Novecento, protagonista di un'ascesa rapida e luminosa seguita da una lunga e ostinata rincorsa a una gloria che non riuscì a rinnovare. Formatosi al Conservatorio di Milano, una generazione dopo Puccini e Mascagni, Montemezzi fu presto accolto da Casa Ricordi, che in lui intravide la promessa di un'eredità degna dei fasti di Verdi e Rossini. E, in effetti, la profezia sembrò avverarsi: nel 1913, L'amore dei tre re lo catapultò sulla scena mondiale, in particolare negli Stati Uniti, dove l'opera venne lanciata da Toscanini («Un successo strabiliante di pubblico e stampa… Io ne sono ancora meravigliato» scrisse il direttore). Con quel capolavoro, profondamente radicato nella tradizione italiana ma aperto alle suggestioni wagneriane e oltre – tanto che la critica americana lo celebrò come «il dramma musicale più nobile venuto dall'Italia dai tempi dell'Otello» –, Montemezzi seppe dare voce autentica al gusto della sua epoca. Ma questo libro è anche la storia di un'ambizione tradita: ancora prima di trasferirsi in America nel 1939, infatti, l'astro di Montemezzi iniziò inesorabilmente a spegnersi in patria, tra difficoltà a realizzare nuovi progetti di livello, clima culturale poco favorevole e congiuntura storica sempre più drammatica, condannandolo alla marginalità nella quale è rimasto ingenerosamente relegato anche dopo la morte. A centocinquant'anni dalla nascita di Italo Montemezzi, questa prima monografia critica completa a lui dedicata ne ripercorre la vicenda esistenziale e la carriera, dalla campagna veronese a Beverly Hills, tra Belle Époque, ventennio fascista e show business internazionale. Un volume in grado di illuminare oltre mezzo secolo di storia e scena culturale sulle due sponde dell'Atlantico.Show book