Join us on a literary world trip!
Add this book to bookshelf
Grey
Write a new comment Default profile 50px
Grey
Subscribe to read the full book or read the first pages for free!
All characters reduced
Nostradamus lo storiografo del futuro - Le Profezie - cover

Nostradamus lo storiografo del futuro - Le Profezie

Cristiano Sias, Raffaele Sias

Publisher: Youcanprint

  • 0
  • 0
  • 0

Summary

"Le Profezie" è il secondo dei quattro volumi della serie "NOSTRADAMUS, LO STORIOGRAFO DEL FUTURO", che segue "Le Centurie", con la versione "Unicum" che unisce ambedue, e "Nostradamus e l'Italia" di prossima pubblicazione, per un totale di oltre 2000 pagine di Storia, Poesia e Profezia. Si tratta di uno studio innovativo, perché è la prima volta in 500 anni che Nostradamus viene tradotto in Poesia, nel rispetto della metrica endecasillaba originale delle quartine in rima alternata, ma anche per l'analisi storica, astrologica, linguistica, etimologica e filosofica dello studioso Raffaele Sias, alla quale si è aggiunta la verifica attenta dei potenti mezzi d'indagine contemporanei unita allo sguardo del letterato, che ha "personalizzato" l'insieme, rendendo questo lavoro "inimitabile". Nel suo compesso, è un'opera di Storia, attenta, pragmatica e realistica, prima che di Profezia, "con i piedi per terra", quella vera, determinante, non quella che ci insegnano a scuola, ma che, pure nella visione profetica, restituisce al Poeta quello che è del Poeta, come spiega Cristiano Sias nella sua premessa, con una trasposizione nuova e controcorrente, che riconosce a Nostradamus l'onore del grande uomo di lettere, in una maniera  però che, con gli occhi della Poesia, prima ancora della stessa lettera, "tutto appaia più semplice nel senso". E pure la Storia apprezza.
Available since: 04/21/2022.

Other books that might interest you

  • Iperpolitica - Politicizzazione senza politica - cover

    Iperpolitica - Politicizzazione...

    Anton Jäger

    • 0
    • 0
    • 0
    Dopo interi decenni di crollo delle ideologie, crisi dei partiti e «morte della politica», ecco che finalmente la politica è tornata. O almeno così sembra: in effetti, mai come oggi la società sembra spaccarsi in due su tutte le questioni di attualità, dai vaccini alla guerra in Ucraina, dall'Unione Europea a Gaza. Eppure, nonostante i dibattiti infuocati e il continuo clima di scontro tra opinioni contrapposte, nulla sembra cambiare. Le organizzazioni politiche sono sempre più deboli, i sindacati inesistenti, i partiti evaporati, ea votare non va ormai (quasi) più nessuno.
    Dalla post-politica siamo insomma passati all'iperpolitica: un fenomeno, grandemente alimentato dai continui litigi online, in cui a dominare sono moralismo dilagante, apparenza senza sostanza e incapacità di immaginare dimensioni di lotta collettiva. In questo polemico quanto brillante saggio, Anton Jäger ci fornisce la chiave per capire un presente in cui il dibattito su qualsiasi istanza riguardante la società, la cultura o l'economia si esaurisce perlopiù in controversie ideologiche buone per le piattaforme social, senza che a tanta animosità corrisponde alcun effetto sui processi decisionali che ci governano. Col risultato di ritrovarsi nel pieno di un paradosso
    in cui tutto si politicizza e niente si realizza.
    
    Traduzione di Mattia Salvia.
    
    —
    
    Ha appena compiuto trent'anni, si definisce marxista, e ha swag da vendere.
    THE STANDARD
    
    Quando la politica scompare, schiacciata dalla tecnica, resta l'iperpolitica ovvero la sua caricatura. Un rituale rumoroso e grottesco davanti al trono vuoto del sovrano. Anton Jäger fotografa con accuratezza il momento che stiamo vivendo.
    RAFFAELE ALBERTO VENTURA
    Show book
  • In principio Marcel Proust - cover

    In principio Marcel Proust

    Francesco orlando

    • 0
    • 0
    • 0
    A cento anni dalla morte di Marcel Proust, questo libro raccoglie cinque saggi sul grande scrittore pubblicati da Francesco Orlando tra il 1973 e il 2010, insieme alla trascrizione di una sua conferenza sulla Recherche. Un volume postumo che contiene, con le parole dell'autore, "quel poco che ho scritto su Proust": formulazione che in realtà, a leggerla oggi, è un understatement, date la singolarità dello sguardo critico e la profondità del taglio interpretativo che emergono da questi scritti orlandiani – i quali, a partire dagli anni '70, hanno "inciso un solco in una letteratura specialistica all'epoca ancora prigioniera di una visione spiritualizzante, statica ed elitaria" di Proust, come scrive il curatore Luciano Pellegrini. E infatti, partendo dall'"insolita componente storicizzante e marxisteggiante" (secondo le parole dell'autore stesso) che inizialmente conduce Orlando a interpretare la portata universale della mondanità proustiana, si passa agli studi di originale impostazione psicoanalitica, per giungere infine a un ampio saggio di "genetica tematica" in cui l'autore presenta la sua chiave di lettura complessiva del sistema di costanti e varianti della Recherche. Letto per la prima volta a diciott'anni e riletto costantemente fino alla fine, Proust ci appare in queste pagine come una "lettura di iniziazione" per Orlando: non solo alla vita colta e alla comprensione di sé, ma anche a quell'intelligenza critica che ha contraddistinto tutti i suoi scritti. Chiude il volume un testo di Pellegrini sulla presenza di Proust nella vita di Orlando.
    Show book
  • Buffoni nani e schiavi dei Gonzaga ai tempi d'Isabella d'Este - cover

    Buffoni nani e schiavi dei...

    Alessandro Luzio, Rodolfo Renier

    • 0
    • 0
    • 0
    Fu già notato, e assai bene, come lo sviluppo dell'individualismo recasse seco nel glorioso nostro rinascimento il fiorire dei motti, delle facezie, delle burle, di tutto insomma quello spirito della beffa, che un Pontano stimò utile codificare nel suo De Sermone ed un Castiglione giudico, entro certi limiti, elemento urbano e piacevole nelle corti.
    Le facezie si raccolsero, si riprodussero, si divulgarono, divennero tradizionali, e con esse certi nomi di uomini sollazzevoli o di buffoni. Un cronista celebre di Perugia, il Matarazzo, notava alla fine del secolo XV essere dicevole alla magnificenza d'un gran signore il possedere, oltreché cavalli, cani, sparvieri, bestie feroci, anche buffoni.
    [...]
    Scopo di quest'articolo e di porre in luce, con la scorta di documenti, i buffoni della corte mantovana al tempo d'Isabella d'Este Gonzaga, che vi giunse sposa sedicenne nel 1490 e vi mori nel 1539.
    Non sarà purtroppo una storia seguita quella che potremo tessere, ma piuttosto una serie di spigolature, che le memorie di quei bizzarri personaggi, tanto cari ai signori del tempo, ci giunsero frammentarie e con molte lacune. Né solo ci occuperemo di quelli che in Mantova dimorarono abitualmente, ma terremo conto eziandio di coloro che vi passarono o di cui giunsero notizie alla corte mantovana. Gli stessi vincoli di parentela che nell'ultimo decennio del secolo XV legarono le famiglie degli Este, degli Sforza e dei Gonzaga pei matrimoni di Isabella d'Este con Francesco Gonzaga, di Anna Sforza con Alfonso d'Este, di Beatrice d'Este col Moro, spiegano i continui passaggi dei buffoni in quel tempo dall'una all'altra di queste tre corti, onde noi, per adottare un criterio qualsiasi di divisione, ci atterremo alla cronologia, e prima discorreremo dei buffoni fioriti nel secolo XV e nei primi anni del XVI, poi di quelli, che formano un gruppo speciale, vissuti più addentro nel cinquecento.
    Show book
  • Cuore partigiano - La resistenza raccontata ai giovani - cover

    Cuore partigiano - La resistenza...

    Imelde Rosa Pellegrini

    • 0
    • 0
    • 0
    Cuore partigiano ricorda i piccoli maestri del Veneto Orientale ma anche quelli di Porzus, di Torlano; ricorda l'atteggiamento della Chiesa ufficiale durante il ventennio, e quello di molti preti che invece appoggiarono la Resistenza; ricorda le numerose vittime civili della Seconda guerra mondiale; ricorda, facendo ricorso a memorie personali, l'importantissimo ruolo delle donne nella Resistenza, a volte pagato a prezzo di tortura e di morte.
    Cuore partigiano richiama verità storiche che non si possono dimenticare: la miseria della gente delle campagne, l'appoggio degli agrari all'insorgente fascismo, l'abolizione di ogni forma di democrazia durante il ventennio, le molte vittime, anche giovanissime, della guerra partigiana.
    Show book
  • aut aut 407 - Digito ergo sum Indagini sul capitalismo digitale - cover

    aut aut 407 - Digito ergo sum...

    AA. VV.

    • 0
    • 0
    • 0
    L'impatto dell'intelligenza artificiale generativa sul capitalismo dell'era digitale ha prodotto
    trasformazioni radicali e conseguenze di cui dobbiamo ancora acquisire piena consapevolezza.
    L'irruzione di queste tecnologie ha reso "popolare" un profondo mutamento che non riguarda
    soltanto la produzione economica, ma la stessa produzione di mondo, materiale e simbolica.
    Il cuore della riflessione è il potere inedito che nasce dal controllo degli strumenti digitali da parte
    di un ristretto numero di compagnie private, occidentali e non. Un potere che segna una svolta nella
    storia del capitalismo e che, secondo alcuni autori, prefigura addirittura il passaggio a una nuova
    fase: il tecno-feudalesimo.
    Che si tratti del capitalismo di Stato cinese o di quello statunitense, la natura totalitaria del
    capitalismo digitale impone oggi una riflessione critica indispensabile. Questo numero di "aut aut"
    mette a fuoco i rischi politici, sociali e soggettivi della nuova configurazione del potere, tra scenari
    distopici evocati dagli stessi ideologi della Silicon Valley e l'urgenza di contrastarne le derive.
    La seconda parte del numero prosegue, invece, la riflessione sul lavoro culturale e su cosa significa
    oggi "pensare criticamente" senza cedere all'inerzia dell'accademia o al rumore confuso del
    discorso pubblico.
    Show book
  • I Rothschild in Italia - Un Paese non ancora nato e già nella morsa delle speculazioni dei banchieri più potenti - cover

    I Rothschild in Italia - Un...

    Pietro Ratto

    • 0
    • 0
    • 0
    Con quali mezzi e in quale misura Casa Rothschild tenne in scacco i singoli Stati che, dal 1861, sarebbero confluiti nel Regno d’Italia?Quali rapporti si instaurarono tra i vari governanti della penisola italica e questa potente famiglia di banchieri?Come e perché l’Inghilterra coprì e finanziò la Spedizione dei Mille?Quali interessi economici avevano alcuni uomini al seguito di Garibaldi, in relazione all’annessione del Sud da parte del Regno sabaudo?E soprattutto: com’è possibile continuare a insegnare e a studiare la Storia senza considerare l’enorme peso che le logiche finanziarie e la sete di profitto di grandi istituti bancari come quello in questione, hanno sempre esercitato sul corso degli eventi?⛊Ne I Rothschild in Italia, Pietro Ratto con le sue profonde capacità di ricerca, analisi e sintesi, ci rivela i fatti che hanno portato alla formazione del nostro Paese mostrandoci quello che viene normalmente ignorato dalla narrazione ufficiale della Storia e dai libri di scuola, ma che è fondamentale per comprendere non solo quegli anni, bensì anche la nostra storia presente.Oltre alla storia italiana nel periodo fra il 1821 e il 1861, riviviamo anche gli eventi che hanno attraversato in quegli anni gli altri Paesi europei, come la Francia, la Spagna, l'Inghilterra e l'impero asburgico.⛊«C’è  un  fatto  però,  che  anche  da  solo  basta  per  far  capire quanto una famiglia come quella dei Rothschild abbia saputo influire sulla storia europea tramite la sua attività di credito. Un fatto che dimostra quanto sia difficile comprendere gli eventi storici senza tener conto di  queste  dinamiche  finanziarie  che,  come  abbiamo  visto nelle pagine precedenti, per esempio spiegano le reali leve della liberazione del re di Spagna Ferdinando VII, in quel caso da individuare nella citata tangente pagata da Nathan alle Cortes. Si tratta di un prestito che l’Austria, di nuovo in crisi economica, dovette nuovamente richiedere a Salomon Rothschild nel maggio del 1831. Come abbiamo visto, i nostri banchieri avevano tutto l’interesse a far sì che l’impero asburgico non si cacciasse in una nuova guerra, prevedibilmente nociva  per  le  loro  stesse  finanze.  Di  conseguenza,  Salomon  Rothschild  concesse  il  prestito  richiesto,  a  condizioni  sorprendentemente  vantaggiose.  Ma  con  una clausola: tali condizioni sarebbero venute meno qualora l’Austria fosse entrata in un nuovo conflitto.Ebbene: se si va a cercare nei libri di Storia dell’Arte ci si imbatte nella descrizione della cosiddetta fase del Biedermeier,  che  si  estende  ufficialmente  dalla  fine  del Congresso di Vienna al 1848. Un periodo caratterizzato da un clima culturale e artistico, e da uno tipico stile nella realizzazione di mobili e arredamenti, che si sviluppa nei Paesi germanici e in Austria approfittando di un insolito e lungo intervallo di pace.Risulta impossibile, però, spiegar le vere cause storiche di questa lunga fase di pace, senza connetterla a quell’astuto prestito tramite cui i Rothschild riuscirono così a disinnescar gli intenti bellicosi di Klemens von Metternich, salvaguardando il loro patrimonio».
    Show book