Un Nessuno innamorato
Paolo Scarpa
Editorial: Robin Edizioni
Sinopsis
“C’è ancora qualcuno che crede nell’altra persona? Che crede nello spirito dell’altra persona, che crede negli occhi dell’altra persona?”
Editorial: Robin Edizioni
“C’è ancora qualcuno che crede nell’altra persona? Che crede nello spirito dell’altra persona, che crede negli occhi dell’altra persona?”
Il titolo originale dell'opera è "La cavalla storna". Qui si è preferito lasciare il titolo popolare più comune.Ver libro
Appartenente a una nobile famiglia veneziana, fin dalla gioventù Pietro Bembo ebbe modo di costruirsi una solida formazione e reputazione letteraria grazie ai contatti con l'ambiente paterno e in seguito all'amicizia con Ludovico Ariosto, con Baldassarre Castiglione e alla consulenza per Aldo Manuzio. Il suo merito principale fu quello di contribuire in maniera significativa alla «codificazione dell'italiano scritto», uniformato al modello boccacciano, nell'opera che più di tutte lo ha reso famoso, «la grammatica più importante dell'intera storia dell'italiano», ossia le Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua.Ver libro
La presente edizione contiene una selezione di poesie tra le più famose di Edgar Allan Poe, nella traduzione storica di Ernesto Ragazzoni, scrittore italiano dalla vita interiore tormentata e turbata, come del resto quella dello stesso Poe, poeta dell'angoscia, dell'orrido e della disperazione, di cui Ragazzoni riesce ad assimilare perfettamente lo spirito tragico per adattarlo alla lingua italiana, in un rimodellamento del tutto personale. «Di qui, – secondo il parere di Arrigo Cajumi, che curò l'introduzione all'edizione del 1927, – la potenza, il colore, il vigore di traduzioni che sembrano poesie originali. Il nostro (Ragazzoni) ha sentito quasi sempre il ritmo di Poe, e lo ha reso con incomparabile arte. Il cupo ansito del "Corvo", la desolazione di "Ulalume", il tumulto delle "Campane", i tragici rintocchi del "Paese dei sogni" hanno trovato nella versione italiana metri appropriati di tonalità perfettamente adatti.» Apre la raccolta, la celeberrima "Il Corvo", che lo stesso Ragazzoni definì «una composizione perfetta e degna di essere posta in alto fra le più nobili creazioni dell'intelletto umano di tutti i tempi, di tutte le lingue». Ogni poesia è illustrata con le splendide tavole a colori di Edmund Dulac (1882-1953).Ver libro
Nessuno sa il mio nome è la seconda raccolta di saggi di James Baldwin pubblicata per la prima volta nel 1961 e scritta durante la sua permanenza in Europa, quando la distanza dagli Stati Uniti, fortissimamente voluta, gli aveva permesso di riflettere in modo nuovo sulla condizione delle persone nere in una società dominata dai bianchi. Trascendere la sterile categoria di blackness, sia essa quella imposta dal mondo bianco o quella eretta a scopo difensivo dalla comunità nera, divenne il nucleo dell'opera di Baldwin come scrittore. Voleva impedire a se stesso di "diventare semplicemente un nero; o anche semplicemente uno scrittore nero". Sapeva che "il mondo tende a intrappolarti e a immobilizzarti nel ruolo che interpreti", e sapeva anche che per lo scrittore nero poco importa se questa trappola abbia confini di odio o di scomoda gentilezza. Non conosci il mio nome perché non puoi vedermi, dicono questi saggi. "Vedi solo la maschera che mi hai fatto indossare." Se la politica della razza e la segregazione dominano la prima parte del libro, nella seconda i saggi su Gide, Bergman, Wright e Mailer rappresentano per Baldwin il tentativo di scoprire il proprio "nome", esaminando i mondi interiori di altri artisti. Invita l'America a guardare se stessa, ad abbattere i propri miti e ritrovare la capacità di vedere al di là delle categorie. Ampiamente elogiato al momento della pubblicazione, Alfred Kazin lo salutò, su The Reporter, come "la biografia spirituale di qualcuno che spera, affrontando più di una bestia sulla sua strada, di vedere se la sua paura è del tutto necessaria". Nessuno sa il mio nome, riletto oggi in una edizione rivista e aggiornata, stupisce per l'attualità e la potenza, quella riconosciuta dei classici senza tempo.Ver libro
Era il 2 giugno 2021, ero al mare e stavo andando dal parrucchiere con il quale avevo un appuntamento. Squilla il cellulare: era Lina. Ha più di novant'anni. È caduta. Bisogna correre a vedere che cosa è successo. Da quel momento, per più di due anni, è stato un susseguirsi di medici, infermieri, ospedali, fino alla fine, nel luglio 2023. Questo periodo, molto duro, è stato per me il primo vero scontro con la malattia, l'invalidità, la morte. Eravamo appena usciti dalla pandemia e tutti questi eventi mi avevano fatto molto riflettere sull'inizio e sulla fine della vita, sull'adolescenza, sul tempo che passa, su quello che ognuno è e fa per la propria esistenza. Così ho sentito il bisogno di comunicare queste mie emozioni, sensazioni, non attraverso i freddi e liquidi social media, ma attraverso la parola scritta. Ho scritto così delle lettere aperte, che si dischiudono con qualche verso di note ed evocative canzoni, rivolte a chi le ritiene degne della sua attenzione, con l'intento di coinvolgere il lettore accomunato da esperienze simili a percorrere un tratto della strada della vita, insieme.Ver libro
Miro Casadei è un ispettore archivistico onorario. Non appartiene, dunque, alle forze di polizia. Le sue indagini riguardano carteggi antichi e moderni, commerci clandestini di beni culturali e segreti di famiglia, come quelli che ruotano attorno all'archivio dei fratelli Adelmo e Saturno Rosati, che furono dirigenti nella Romagna fascista. Rimasto inaccessibile per settant'anni, l'archivio svelerà una storia di vendette e sparizioni risalenti al secondo conflitto mondiale. Segreti che potrebbero mettere a repentaglio perfino la vita dell'ispettore. Nel frattempo Dima, il gigantesco e muto amico serbo di Miro, in una casa sul litorale adriatico ha recuperato carte appartenute al padre di Giovanni Pascoli, Ruggero. Tra realtà storica e invenzione narrativa i documenti racconteranno modalità e motivazioni sull'assassinio del padre del poeta. E, mentre le indagini di Miro si dipanano, lo stesso fanno le colline fuori dal finestrino della sua Lada, che si rincorrono l'una dietro all'altra, svanendo e ricomparendo all'orizzonte tra le curve dell'Appennino romagnolo.Ver libro