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Non uccidere nessuno - versione filologica del saggio - cover

Non uccidere nessuno - versione filologica del saggio

Lev Tolstoj

Editorial: Bruno Osimo

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Sinopsis

Nel 1907, Lev Tolstoj scrive un saggio dal titolo Non uccidere nessuno. Quest'opera ci invita a una riflessione approfondita sulla natura umana, sulla pace e sull'armonia che dovrebbero caratterizzare la nostra esistenza. Inizia il saggio con una riflessione provocatoria: 
Insignificante rispetto alle incessanti incarcerazioni, ai confinamenti e alle esecuzioni pubbliche, questo evento è significativo per la ragione per cui è stato commesso.
Tolstoj mette in luce la dissonanza tra la realtà crudele del suo tempo e la mancanza di consapevolezza sul significato profondo della vita umana:
Ora che tutta la Russia geme di terrore all'aumentare incessante e spregiudicato degli omicidi, questo opuscolo, che riafferma l'antica legge "Non uccidere", riconosciuta da tutte le religioni da secoli, viene proibito e chiunque lo distribuisca viene incarcerato come criminale. 
Le persone vivono nella costante paura di essere imprigionate o punite per la più piccola dissidenza. Questo contesto turbolento e ricco di tensioni politiche e sociali rappresenta lo sfondo in cui si inserisce il saggio di Tolstoj. Scritto in un'epoca segnata dagli sconvolgimenti della Rivoluzione del 1905, questo lavoro riflette l'atmosfera di cambiamento e di ricerca di senso che caratterizzava la Russia di quel tempo. Tolstoj si confronta con la realtà delle tragedie che si svolgono intorno a lui. 
Gli uomini, per nessun motivo, dovrebbero uccidersi tra loro, ma vivere in pace e armonia, perdonandosi reciprocamente. 
Questo appello alla nonviolenza, al perdono e all'amore reciproco ci offre una guida etica per la costruzione di un mondo migliore. La Russia del 1907 era afflitta non solo da problemi materiali e sociali, ma anche da un grave perturbamento spirituale: 
La situazione della Russia è terribile. Ma la cosa più terribile non è la situazione materiale, non è la stasi dell'industria, non è la destrutturazione dell'agricoltura, non è il proletariato, non è il dissesto finanziario, non sono le rapine, non sono le rivolte, non è, in generale, la rivoluzione. Ciò che è terribile è il perturbamento spirituale e mentale alla radice di tutti questi disastri.
Tolstoj ci mette di fronte alla triste realtà di una società che ha perso il suo ancoraggio morale, abbandonando le leggi religiose e civili che avrebbero dovuto proteggere e guidare la vita delle persone. Le persone del suo tempo sembrano vivere senza una base morale solida. La Rivoluzione del 1905, anche chiamata Prima Rivoluzione Russa, ha scosso il Paese con proteste, scioperi e manifestazioni di masse popolari provenienti da diverse categorie sociali. Questa rivolta, alimentata da crescenti tensioni politiche e disuguaglianze sociali, ha portato a una profonda inquietudine nella società russa e ha posto interrogativi cruciali sulla legittimità del regime zarista. 
Le persone si fanno l'orto e ci piantano nel modo migliore le più preziose e delicate piante, le concimano e le annaffiano, ma in realtà trascurano una cosa: hanno lasciato un buco nel recinto e il bestiame entra, calpesta e strappa tutto ciò che si trova nell'orto.
Questa metafora pungente ci ricorda che non basta solo coltivare la pace e l'armonia individualmente, ma è necessario anche proteggerle da influenze distruttive. L'opera di Tolstoj ci sfida a riflettere sul nostro ruolo nella creazione di un futuro migliore e ci invita a prendere parte attiva alla promozione della pace e dell'armonia nel mondo.
Disponible desde: 03/08/2023.

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