Viaggio tra l'inglese e l'italiano The verbs and beyond
Ken Dee Smith
Editorial: Youcanprint
Sinopsis
Viaggio tra l'inglese e l'italiano. The verbs and beyond
Editorial: Youcanprint
Viaggio tra l'inglese e l'italiano. The verbs and beyond
E se, in un'epoca in cui ci si aspetta che ogni esistenza sia eccezionale e degna di essere raccontata, la vera ribellione fosse restarsene sul proprio sofà, senza voler dimostrare nulla? Con profondità e ironia, Elogio della vita ordinaria ci invita a sottrarci al culto della visibilità, alla retorica dell'autorealizzazione, alla corsa verso il successo. Attraverso una galleria di figure minori della letteratura e della filosofia – dalla Lady Bertram tratteggiata da Jane Austen all'Oblomov di Gončarov –, Filippo La Porta costruisce in queste pagine una controstoria dell'eroismo umano, mettendo in luce una forma alternativa di grandezza. La sua è una presa di distanza dall'onnipresente esaltazione dell'unicità, del vitalismo e del superamento dei limiti che vuole celebrare la possibilità di un'esistenza lontana dai riflettori, vissuta senza voler raggiungere nessun primato, testimoniando anzi come la routine, l'inazione e la marginalità possano essere luoghi di pienezza e autenticità. Alternando i ricordi personali alle idee di pensatori quali Arendt e Camus, Orwell e Brancati, La Porta restituisce dignità alla fragilità e alla semplicità, in un mondo che tende a giudicare le persone soltanto in base al consenso sociale ottenuto e alla capacità di raccontare i propri risultati. Elogio della vita ordinaria ci mostra invece come il vero eroismo oggi non risieda nel farsi notare, ma nel restare fedeli a se stessi; non nel superarsi, ma nel saper semplicemente «essere». Perché – come scriveva Pirandello – «è molto più facile essere eroi che galantuomini. Eroe si può essere una volta tanto, galantuomo bisogna esserlo sempre».Ver libro
Cosa succede quando il concetto di istituzione totale e i suoi corollari non sono più utili a definire l'esperienza carceraria? Quando il confine tra ghetto urbano e prigione diventa poroso e sfumato ed emergono forme ibride di autogestione o co-gestione fra Stato e detenuti? In un continuo rimando tra contesti geografici e sociali molto diversi, Cerbini esplora questi interrogativi con lo sguardo dell'antropologa, ovvero partendo dalle esperienze dei soggetti che il carcere lo vivono e dalla loro visione del mondo. Grazie alle numerose etnografie condotte nell'ultimo decennio all'interno degli istituti di pena del Sud e del Nord globale, si profila così un radicale cambio di prospettiva che scardinando l'univocità del penitenziario ideale, sinonimo di ordine e disciplina, permette di riconsiderare le connessioni e la continuità tra dentro e fuori, tra carcere e società. Un mosaico di narrazioni e contronarrazioni in grado di restituire la multiforme violenza della governance del carcere contemporaneo e gettare le basi per un nuovo statuto teorico dell'istituzione penitenziaria.Ver libro
Cosa succede se al sistema di video-sorveglianza diamo la possibilità, in autonomia e senza una vera supervisione umana, di individuare il volto di una persona e associargli un'identità e un punteggio? L'utilizzo di queste tecnologie all'apparenza neutrali, indipendenti e più precise dell'uomo, risulta invece imperfetto e portatore di diversi pregiudizi. Nel 2017 la Polizia Italiana si è dotata del sistema S.A.R.I. (Sistema Automatico di Riconoscimento Immagini), di cui poco si conosce. Dopo tre anni, nel 2020, l'amministrazione comunale di Como ha installato il primo sistema di riconoscimento facciale in Italia. Attraverso le politiche securitarie, sorveglianza e tecnologie biometriche oliano un motore già ben avviato, portando nuovi strumenti a supporto di quel "potere disciplinare" di cui parlava il filosofo Foucault. In Black Box Laura Carrer racconta i casi attuali di utilizzo dei sistemi biometrici, inevitabilmente soggetti a bias algoritmici e riflette sul concetto di sicurezza urbana e di società che, attraverso queste applicazioni, si viene a configurare.Ver libro
Vincitrice del Nobel per le sue opere narrative, in questi brevi saggi Doris Lessing si concentra sul sottile filo che separa l'esercizio della libertà da quello della brutalità. Cercando risposte alla domanda che da secoli tormenta gli uomini – Dove finisce la nostra libertà e comincia quella del vicino? – e alle infinite domande che ne scaturiscono – È lecito esercitare l'autorità in nome di una causa nobile? Perché le brave persone commettono atti ignobili quando stanno «ubbidendo agli ordini»? Perché è così difficile sottoporre a un esame critico rigoroso le idee del nostro gruppo di appartenenza? – la scrittrice mette in luce il pericoloso ritorno al primitivo che caratterizza i rapporti individuali e il dibattito pubblico nella nostra epoca, e affronta il tema della libertà e della responsabilità personale in un mondo sempre più soggetto alla retorica politica, alla polarizzazione acritica, all'emotività di massa e alle fideistiche convinzioni che abbiamo ereditato dal passato e che siamo riluttanti a mettere in discussione.Ver libro
La realtà è imprendibile, interessante perché irrappresentabile. Il realismo in letteratura non è un'imitazione della realtà ma un gioco di illusionismo. L'arte ci pare realistica quando rompe con le convenzioni precedenti; si potrebbe dire che il realismo in arte è l'anti-stereotipo. Nell'ultimo decennio il ruolo assunto dalla "comunicazione" all'interno della società ha determinato un profondo cambiamento nella percezione del reale. Proprio lo stereotipo è alla base del successo mediatico. E allora, in questa nuova edizione del saggio in cui offre "la sua bieca ammissione di poetica", Walter Siti ha voluto aggiungere, a mo' di palinodia, una lunga postfazione dedicata a ciò che oggi sembra meglio assecondare i parametri di verosimiglianza in passato essenziali nell'idea di realismo: le serie tv. Passando in lettura da Breaking Bad a Sex Education, da Emily in Paris a Squid Game e inevitabilmente a Black Mirror, non senza qualche amara considerazione, l'autore ci mostra i paradossi e i mutamenti della realtà contemporanea – e del suo realismo.Ver libro
Carlo Rosselli scrive Socialismo liberale tra il 1928 e il 1929, mentre è al confino di Lipari dopo essere stato arrestato per aver organizzato la fuga all'estero di Filippo Turati nel dicembre del 1926. Aveva tenuto nascosto il manoscritto dentro un vecchio pianoforte, prima di riuscire anch'egli a fuggire dal confino fascista, nel luglio del '29. La prima edizione del libro uscì pertanto a Parigi, nel 1930, nella traduzione in francese curata da Stefan Priacel, presso la Librairie Valois. La prima edizione italiana sarebbe uscita soltanto nel 1945. Socialismo liberale resta un'opera unica nel suo genere. Determinante nell'alimentare gli ideali dell'antifascismo socialista e liberale, repubblicano e federalista, pochi testi come Socialismo liberale hanno saputo mettere a nudo anche le contraddizioni e le debolezze intrinseche della teoria marxiana.Ver libro