Futuri Interrotti - Mappe Distopiche del Mondo che ci Attende
David Marino
Editora: Edizioni Cerchio della Luna
Sinopse
L’umanità attraversa un’epoca in cui il futuro ha perso la sua forma. I sistemi che un tempo garantivano stabilità – clima, istituzioni, reti digitali, infrastrutture energetiche, equilibri geopolitici, persino i corpi – mostrano crepe che si allargano anno dopo anno. Le trasformazioni che agitano il mondo non procedono più in modo lineare: accelerano, deviano, si intrecciano, generano conseguenze impreviste.Le distopie contemporanee non appartengono più soltanto alla narrativa: emergono dalle logiche della realtà. Algoritmi che decidono su vite e percorsi; armi autonome che ridefiniscono la guerra; pandemie che diventano strumenti politici; ecosistemi che reagiscono come attori in grado di influenzare confini e migrazioni; società parallele che sorgono ai margini dello Stato; civiltà ipotetiche – extraterrestri, post-umane, artificiali – che interrogano le definizioni stesse di identità e potere. Nel mezzo, individui e comunità cercano spazi in cui immaginare un domani respirabile, mentre si confrontano con un presente che sfugge sempre più a ogni controllo collettivo.L’instabilità è il filo invisibile che attraversa tutto: non una minaccia unica, ma un mosaico di tensioni che si riflettono l’una nell’altra. La crisi climatica alimenta i conflitti; la biotecnologia ridefinisce ciò che significa nascere; le IA influenzano governi e mercati; la frammentazione politica apre vuoti che nuove entità riempiono; lo spazio, lontano dalla promessa di fuga, porta con sé la stessa fragilità terrestre.Eppure, tra scenari inquietanti e trasformazioni radicali, sopravvivono anche tracce di immaginazione: gesti minimi di ricostruzione, sperimentazioni sociali, tentativi di riannodare relazioni spezzate, forme di cooperazione che emergono proprio là dove i sistemi più grandi cedono. Non risposte definitive, ma deviazioni che mostrano come, persino nell’incertezza più profonda, il futuro non sia mai completamente chiuso.Questa visione non chiede di scegliere tra utopia e collasso, ma di osservare il nostro tempo per ciò che è: un crocevia in cui convivono rischi senza precedenti e possibilità ancora da riconoscere.
