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Figli di Amon - cover

Figli di Amon

Yvan Argeadi

Maison d'édition: Diletta Brizzi

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Synopsis

Nel 332 a.C. dopo aver conquistato con la forza tutta l'Asia occidentale, Alessandro Magno giunse in Egitto, dove nonostante la reputazione di distruttore che si era costruito venne accolto come un liberatore.
Sostando nella terra dei Faraoni il giovane Re intraprese un viaggio spirituale che lo costrinse ad affrontare i demoni del suo passato in vista della grande battaglia di Gaugamela, esperienza da cui emerse umanamente cambiato.
Come lui, nel 1274 a.C. il potentissimo Faraone Ramsete II affrontò a sua volta le proprie ombre prima di lanciarsi nella leggendaria battaglia di Kadesh.
Le vicende tra Storia e mito dei due uomini più potenti dell'antichità narrate tra passato e presente, i due Faraoni riconosciuti dagli oracoli come figli di Amon, in una similitudine di eventi storici e mistici che per ben due volte plasmarono la Storia del mondo.
Ramsete, Alessandro e un'eredità raccolta secoli più tardi da Cleopatra. 
Disponible depuis: 07/11/2023.

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    «La politica non consiste solo nell'esercizio delle cariche, in ambascerie, urla nelle assemblee e furori tribunizi nella presentazione di disegni di leggi, secondo l'idea piú diffusa e come sono ritenuti senz'altro filosofi coloro che disputano dalla cattedra e discutono di libri. (...) Socrate era filosofo anche senza montare in cattedra né sedersi in poltrona e attenersi a un orario stabilito per conversare e passeggiare con i suoi discepoli; (...) Egli per primo dimostrò che la vita in ogni tempo, in ogni sua parte, in ogni circostanza e attività, e in tutto fa spazio alla filosofia. Simile deve essere la nostra opinione della politica: gli sconsiderati, siano essi generali o cancellieri o oratori nell'assemblea, non fanno politica ma demagogia, eccitano e suscitano fazioni platealmente o prestano la loro opera perché costretti. Chi invece pensa al vero bene comune e ama i suoi simili e la sua città e se ne preoccupa da vero politico, anche senza indossare l'uniforme, è costantemente presente a stimolare i potenti, a guidare chi ne ha bisogno, ad assistere chi decide, a dissuadere gli erranti, a incoraggiare i benpensanti; mostra che si cura degli interessi comuni non per diporto, né si reca al Consiglio come a teatro per uno spettacolo o una recita quando vi è sollecitato e in circostanze difficili, per primeggiare e per passatempo; e pur assente fisicamente, è presente col pensiero e s'informa, approvando o disapprovando ogni atto che vi si compie». contributori LE Gianni Gaude CU Carlo Carena
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  • Non siamo mica qui a giocare! - Una Gaming Zone per le nostre biblioteche - cover

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    Alberto Raimondi

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    Dopo un lungo periodo nel quale sono stati considerati dall'opinione pubblica sottocultura o, al massimo, appartenenti al mondo dell'infanzia, i giochi, complice anche un mercato in continua crescita, hanno iniziato a contaminare i media tradizionali affermandosi in maniera sempre maggiore nell'entertainment culturale. Anche le biblioteche di pubblica lettura hanno iniziato, negli ultimi anni, a dedicare uno spazio ai giochi: la Gaming Zone, un'area specifica in cui sono collocati tutti i materiali ludici, nonché luogo espressivo delle potenzialità aggregative e del valore culturale finalmente riconosciuto di giochi da tavolo e videogiochi. La biblioteca che si evolve, emancipandosi così dall'essere esclusivamente una risorsa informativa, può trovare nuova linfa partecipativa nel gaming e nel suo pubblico.
    Ma come si crea una Gaming Zone? Tra esempi concreti frutto di esperienze dirette, consigli operativi e un approccio pratico al lavoro del quotidiano, Alberto Raimondi, bibliotecario, lo racconta sin dalla fase progettuale. Invitandoci a superare le resistenze iniziali, a sperimentare senza timore nuove soluzioni e cercando di prevenire le criticità gestionali, l'autore ci accompagna nella creazione di un servizio che possa contribuire alla crescita e allo sviluppo della biblioteca. Non solo conferendole una nuova immagine, utile ad attrarre un pubblico più ampio dell'attuale, ma soprattutto che sappia mettere al centro la persona, ancor più delle collezioni. Per una biblioteca veramente capace di diventare uno spazio pubblico di condivisione al passo coi tempi, senza dimenticare la propria storia e i propri valori fondativi.
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