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I giovani e il restauro - Arte nel tempo: significato trasformazione e conservazione - cover

I giovani e il restauro - Arte nel tempo: significato trasformazione e conservazione

Daphne De Luca

Publisher: Il prato publishing house

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Summary

Il restauro consiste in un atto critico che richiede una formazione multidisciplinare, senza la quale si deve ammettere che l’intervento rischia di retrocedere bruscamente a un’attività artigianale e seriale.  
La preparazione del restauratore non può prescindere da una profonda conoscenza della teoria e storia del restauro, della storia delle tecniche di restauro e delle tecniche esecutive, così come solida deve essere la sua conoscenza delle scienze applicate al restauro, vale a dire chimica, fisica e biologia. Allo stesso modo, l’analisi storico-artistica e la corretta lettura iconografica e iconologica dell’opera d’arte consentono al restauratore di contestualizzare il manufatto, di rintracciarne il substrato artistico e culturale e di coglierne pienamente il messaggio veicolato dalla materia.  
La minuziosa lettura dello stato di conservazione dell’opera, l’individuazione delle tecniche esecutive e dei materiali impiegati dall’artista consentiranno al restauratore di progettare l’intervento, scegliendo metodologie e materiali più idonei rispetto alle reali necessità dell’opera d’arte. Per poter dialogare con le varie professionalità coinvolte nell’intervento, ovvero lo storico dell’arte, l’archeologo, l’architetto, il chimico, il fisico, il biologo e il diagnosta, il restauratore deve possedere delle solide competenze nei vari campi sopracitati, al fine di istituire un’efficace e fecondo scambio di conoscenze fra i membri di questa équipe multidisciplinare.

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    Il n. 2/2015 di Prove di Drammaturgia, a cura di Elena Di Gioia e Claudio Longhi, raccoglie gli atti e le testimonianze del convegno S-pettinare la realtà – sulle scritture di Elfriede Jelinek e del Festival Focus Jelinek-festival per città, dedicato all'autrice austriaca, restituendo la moltiplicazione di sguardi e voci che ha caratterizzato il progetto e rilanciando alcuni spunti di riflessione sui rapporti tra la scrittura di Elfriede Jelinek e gli artisti. 
     
    Il numero si struttura in cinque parti. 
    Nella prima sezione hanno sede gli atti del convegno, a cura di Elena Di Gioia e Claudio Longhi in collaborazione con CIMES Centro di Musica e Spettacolo - Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna, che ha visto la partecipazione di Luigi Reitani – che ha approfondito il rapporto tra i testi per il teatro di Elfriede Jelinek e le loro potenzialità realizzative –, di Rita Svandrlik – che ha rilevato come gli esperimenti linguistici dell'autrice creino cortocircuiti polifonici che rispecchiano il ruolo dell'individuo nella contemporaneità e lo portano a prendervi parte attiva –, di Marcello Soffritti e Elisa Balboni – che, dopo aver tradotto per Titivillus FaustIn and Out, hanno descritto i tranelli presenti nel testo e hanno fatto luce sui suoi molteplici sotto-testi –, di Gerardo Guccini – che ha mostrato come siano entrati in dialogo i testi di Elfriede Jelinek con gli artisti italiani –, di Silke Felber – che ha approfondito la genesi e i caratteri di uno degli ultimi testi dell'autrice, Die Schutzbefohlenen (I rifugiati coatti). 
     
    Nella seconda sezione del numero si trovano alcune interviste, a cura di Altre Velocità, alla curatrice del progetto Elena Di Gioia e agli artisti coinvolti Claudio Longhi; Andrea Adriatico; Fabrizio Arcuri; Enrico Deotti; Chiara Guidi; Chiara Lagani; Angela Malfitano; Nicola Bonazzi; Fiorenza Menni; conversazioni che accompagnano alla visione delle opere. 
     
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    Chiude il secondo numero del 2015 di “Prove di Drammaturgia” uno scritto della stessa Elfriede Jelinek, una lettera all'Italia che ha saputo ospitarla tanto calorosamente dedicandole un intero Festival e questo numero speciale.
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